RADIO : IL MINISTRO LUIGI DI MAIO IMBAVAGLIA E INTIMA LA CHIUSURA DI “RADIO PADANIA” IL MEGAFONO DIGITALE NAZIONALE DI MATTEO SALVINI .

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Dopo la vicenda dei contributi “spontaneamente” rinunciati, Radio Padania torna al centro dell’attenzione ministeriale e mediatica.
Chiariamo subito: anche in questo caso si tratta dell’ennesimo segreto di Pulcinella. Che Radio Padania dopo l’alienazione della concessione in ambito nazionale di carattere comunitario al gruppo RTL 102.5 (che sopra ci ha realizzato – del tutto lecitamente – Radio Freccia) fosse diventata una emittente locale (acquisendo una concessione per radiodiffusione in ambito locale) era noto a tutti.
Che, tuttavia, fosse veicolata, oltre che su qualche frequenza FM, anche sul DAB+ e sul DTT (LCN 740, solo audio) in due mux nazionali (per il DAB+ Eurodab, per il DTT Canale Italia), era un altro fatto ampiamente noto. Il Ministero dello Sviluppo Economico (retto da Luigi Di Maio) ha  contestato a  Radio Padania (e quindi alla Lega di Matteo Salvini) la diffusione di un contenuto radiofonico locale in ambito nazionale con tecnologia DAB+ (intimando lo spegnimento entro 7 giorni pena la revoca dell’autorizzazione come fornitore di contenuti digitali) . Ci sarebbe da stupirsi di come l’incendio sia divampato solo ora, anche se, in punto amministrativo, si tratta di un fuoco di paglia: basta ,  infatti ,  che Radio Padania sfrutti l’opportunità di un’autorizzazione come fornitore di contenuti DAB+ “nuovo entrante” in ambito nazionale per regolarizzare la sua posizione col Ministero di Di Maio. Ma la vera verità è che l’incidente conferma la necessità di mettere mano a norme anacronistiche alle soglie del Twenty Twenty, che vedono vincoli imposti alle radio e tv locali contraddittori alla presenza di vettori per definizione internazionali, come l’IP ed il satellite. Non solo: la disparità di trattamento dei tetti diffusivi via etere tra tv locale e radio locale potrebbe fondare una questione di legittimità costituzionale dell’art. 2 c.1 del D. Lgs. 177/2005.